Come leggere le analisi del sangue? Bilirubina Bassa.

Come leggere le Analisi del Sangue Birilubina Bassa

La bilirubina è una sostanza di colore arancione-giallastro che costituisce il principale componente della bile. Viene prodotta dalla disgregazione dei globuli rossi e viene espulsa dall’organismo solo dopo essersi legata all’albumina (proteina di trasporto) tramite una reazione chimica nel fegato, che converte la forma tossica della bilirubina (bilirubina non coniugata) nella forma non tossica (bilirubina coniugata).

La bilirubina viene espulsa dall’organismo principalmente attraverso le feci ma anche attraverso le urine. È importante controllare i valori di bilirubina presente nel sangue perché si può così capire indirettamente se il fegato funziona bene o se ha qualche problema, oppure se il processo di distruzione dei globuli rossi avviene troppo velocemente.

Quali sono i valori normali?

Come già accennato prima, è consigliato tenere controllati i valori di bilirubina nel sangue in quanto indicano se vi sono dei problemi a carico del fegato. Vediamo, dunque, le tabelle normali di riferimento:

  • Bilirubina totale: 0,3-1,0 mg/dl di sangue
  • Bilirubina indiretta o non coniugata: 0,1-0,3 mg/dl di sangue
  • Bilirubina diretta o coniugata: 0,2-0,8 mg/dl di sangue

Tutti i valori che sfiorano queste soglie limite possono essere transitori (quindi non indicativi), ma se ripetuti nel tempo o associati ad altri valori sfalsati, vanno senza dubbio indagati.

Bilirubina Bassa

I livelli dell’emoglobina e di conseguenza anche quelli della bilirubina totale possono abbassarsi nel caso vi sia la presenza di un’emorragia acuta, in caso di carenza di ferro nell’organismo o anche a causa di un ciclo mestruale troppo abbondante. In particolare una diminuzione dei livelli di bilirubina totale sono da associare principalmente all’anemia aplastica (una malattia del midollo osseo che provoca un calo simultaneo del numero di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine) ed all’anemia sideropenia (elevata carenza di ferro). I soggetti che possono essere considerati più esposti al rischio di essere colpiti dall’anemia sono soprattutto le donne in età fertile o in condizioni in cui il corpo necessita di un elevato fabbisogno di ferro.

A volte presentano dei bassi valori di emoglobina e di bilirubina anche i neonati ed i bambini durante le fasi cruciali dello sviluppo, in quanto non ricevono dall’alimentazione il giusto apporto di ferro e di vitamine.

Quali sono le cure in caso di anemia?

Se si tratta di Anemia Sideropenica

La terapia consiste essenzialmente nel portare avanti un trattamento a base di ferro (anche se non si deve trascurare di rintracciare la causa che determina il problema, in modo da provvedere ad una sua risoluzione).
Il ferro può essere somministrato per via orale sotto forma di una serie di sali, come il solfato, il gluconato e il fumarato ferroso.
Se la terapia per via orale non dovesse essere efficace, si può ricorrere alle iniezioni.

Anche la dieta ha un ruolo fondamentale: è necessario assumere cibi specifici che assicurino un apporto giornaliero di ferro di 10 milligrammi per gli uomini e 18 milligrammi per le donne. Quindi bisogna prediligere carne, fegato, legumi, crostacei, vegetali a foglia verde e frutta secca. L’assorbimento più veloce è garantito soprattutto dagli alimenti di origine animale.
In generale, per non incorrere nel problema, si dovrebbe evitare il vegetarianismo e un regime alimentare troppo rigido e monotono. Non dimentichiamo che la vitamina C, presente nella frutta e nella verdura e in particolare negli agrumi, migliora l’assorbimento delle sostanze nutritive e quindi anche del ferro.

 

Se si tratta di Anemia Aplastica:

L’obiettivo del trattamento consiste nella correzione dei sintomi correlati alla pancitopenia periferica (riduzione di tutte le cellule presenti nel sangue) e nella ripresa della normale attività midollare (trattamento primario).
L’anemia viene gestita con trasfusioni a base di emazie e concentrati piastrinici, soprattutto per prevenire emorragie fatali in situazioni di emergenza.
In caso di infezione, è prescritta un’appropriata terapia antibiotica per via endovenosa.

Il trattamento primario dell’anemia aplastica è volto a guarire la malattia e prevede il trapianto di midollo osseo o l’uso di immunosoppressori.
Tuttavia, il trapianto di midollo osseo è una procedura che presenta molti rischi ed effetti collaterali. Per questo, molti medici preferiscono adottare la terapia immunosoppressiva, come trattamento di prima linea, per le persone di età superiore a 30-40 anni (poiché potrebbero tollerare con difficoltà la procedura).

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