Ripetitori Telefonici e Cellulari: l’Inquinamento Elettromagnetico.

Inquinamento Elettromagnetico

La questione dell’Inquinamento Elettromagnetico e dei suoi possibili danni alla salute, è ormai un argomento ampiamente battuto dai media; la questione è sempre la stessa e cioè se i campi magnetici fanno male oppure no. La letteratura medica, almeno in questo specifico settore, ci dice che le onde elettromagnetiche possono avere effetti anche nocivi sulla struttura cellulare dell’uomo.

Inquinamento Elettromagnetico: per saperne di più

Una norma contenuta nel “decreto sviluppo”, approvato dal Governo nello scorso ottobre, innalza del 70% i limiti degli impianti di telefonia mobile e del 30% quelli di radio e tv. Sarà così possibile navigare in Internet con il proprio smartphone e questo porterà a una “necessaria invasione” di nuove antenne (pare verranno installati 15-20.000 nuovi impianti nei prossimi due anni). Ma quali rischi si corrono? Arpa (l’Agenzia per l’Ambiente) e Ispra (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) hanno reagito negativamente a questo provvedimento, mettendo in rilievo come da più parti (nella ricerca scientifica internazionale) si parli di possibile cancerogenicità delle radiazioni emesse dai ripetitori telefonici.

L’inquinamento elettromagnetico è un inquinamento invisibile, che tende ad essere ignorato e “dimenticato”, in quanto tutti ormai siamo consumatori e schiavi di questa tecnologia (cellulari, internet, ecc..).
Già adesso, le città della nostra penisola pullulano di antenne. Ciò è dovuto a condizioni geomorfologiche che ostacolano la diffusione delle onde radianti (colline e montagne che fanno da scudo, da ostacolo…) e ad  un sistema competitivo tra compagnie telefoniche che, se da un lato ha portato all’abbassamento dei costi, dall’altro ha portato al diffondersi delle antenne di telefonia mobile in modo abnorme.

Possibili effetti sulla salute

Negli ultimi trent’anni si sono effettuati studi scientifici sull’argomento: alcuni hanno suggerito che l’esposizione a tali campi elettromagnetici possa avere effetti nocivi sulla salute (cancro, riduzione della fertilità, perdita di memoria, cambiamenti nel comportamento e nello sviluppo dei bambini), altri studi contraddicono queste ipotesi.

Il più evidente degli effetti biologici dei campi elettromagnetici a radiofrequenza è il surriscaldamento dei tessuti corporei: effetto notoriamente sfruttato dai forni a microonde e che tutti abbiamo notato dopo una lunga conversazione al cellulare.
Costituisce un fatto accertato la nocività dell’esposizione di breve durata a forti emissioni (basti pensare ai raggi X),; resta da verificare scientificamente quanto possa venire danneggiato il fisico umano quando è esposto a basse emissioni ma per periodi prolungati.

Per la sicurezza di noi utenti e quella dei nostri figli, nonostante non ci sia nessuna evidenza di effetti nocivi, la scienza ha il dovere di continuare la ricerca, poiché gli studi sull’uomo risultano efficaci per identificare effetti macroscopici, ma molto meno efficaci quando devono distinguere un piccolo effetto dalla mancanza di effetti. Ciò significa che l’esclusione definitiva della possibilità risulta sempre estremamente difficile da verificare, ma è l’unica cosa in grado di tranquillizzarci del tutto.

10 Consigli pratici per tutelarci dall’effetto negativo delle onde elettromagnetiche

  • Non far usare i cellulari ai bambini, se non in caso di emergenza; tollerati gli SMS, ma è meglio ridurre anche quelli. I bambini devono ancora svilupparsi completamente dal punto di vista cerebrale, pertanto le radiazioni emesse dai cellulari potrebbero fare danni molto più gravi che in un adulto;
  • Utilizzare sempre gli auricolari con cavo (non quelli wireless); in alternativa anche l’uso del vivavoce è consigliabile;
  • In caso di presenza di poca rete o di mancanza di campo, non effettuare chiamate (in questi casi sarà necessaria più potenza radiante, con conseguenti maggiori radiazioni).
  • Usare il cellulare meno possibile in movimento, come ad esempio in treno e in automobile. Il rischio costante di diminuzione del segnale aumenta, in questi casi, l’emissione di radiazioni;
  • Non tenere il cellulare vicino in fase di chiamata, in quanto le radiazioni sono più forti. Per questa ragione, evitate di accostare il cellulare all’orecchio in questa fase ed aspettate la risposta del destinatario prima di avvicinarvi all’apparecchio. In ogni caso limitate l’uso senza auricolari;
  • Non tenere il cellulare nella tasca dei pantaloni, nel taschino della camicia o nella giacca che indossate. Le radiazioni emesse non sono pericolose solo per il cervello. Anche il cuore e gli altri organi rischiano danni dalla prolungata esposizione. Dunque cercate di non tenere i cellulari nei taschini interni delle giacche o nelle tasche frontali dei jeans.
  • Cambiare spesso orecchio durante la conversazione e, soprattutto, ridurre la durata delle chiamate. Questo è utile per dare un po’ di tregua sia al vostro cervello, sia all’orecchio.
  • A casa utilizzare la linea fissa per le telefonate.
  • Non addormentarsi mai con il cellulare vicino alla testa, ad esempio usandolo come sveglia. Dormire coi cellulari accanto è davvero molto pericoloso per il cervello;
  • Scegliere sempre modelli che abbiano un basso valore di SAR (tasso di assorbimento specifico delle radiazioni, è specificato nel libretto di istruzioni).

Lo Studio

A lanciare l’allarme è uno studio dell’Istituto Ramazzini di Bologna, con il centro di Ricerca sul Cancro, Cesare Maltoni. Questo studio ha esaminato esposizioni alle radiofrequenze mille volte inferiori rispetto a quelle utilizzate in un’analisi precedente, del National Toxicologic Program americano, e sono stati individuati gli stessi tipi di cancro, scoprendo aumenti statisticamente significativi nell’incidenza di tumori rari delle cellule nervose del cuore, nei ratti maschi del gruppo esposto all’intensità di campo più alta (50 V/m). Inoltre, gli studiosi italiani hanno scoperto un aumento dell’incidenza di altre lesioni: l’iperplasia delle cellule di Schwann, sia nei ratti maschi che femmine, e gliomi maligni (tumori del cervello) nei ratti femmine alla dose più elevata. 

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