Apnee notturne bambini: colpa del raffreddore o no?

Bambina che dorme con il suo orsacchiotto

Anche ai più piccoli capita di russare la notte, quello a cui bisogna fare molta attenzione è la frequenza con cui si ripropone questo fenomeno ed il modo in cui si presenta. Se il bambino ha il raffreddore è del tutto normale che per respirare correttamente usi la bocca e russi nel sonno, ma quello che si deve osservare è se il piccolo durante il sonno oltre al russare presenti anche episodi di apnee notturne.

Apnee notturne bambini: cosa sono?

Le apnee notturne sono delle momentanee interruzioni del respiro e possono derivare da quelle che vengono definite apnee ostruttive o OSA (Obstructive Sleep Apnea). L’ostruzione è causata dall’ingrossamento delle tonsille o delle adenoidi e, talvolta, anche un’anomala struttura mandibolare o delle vie respiratorie superiori potrebbe essere la causa di questa sindrome.

A mettere in guardia i pediatri e di conseguenza anche i genitori riguardo questa sintomatologia è stato un gruppo di studiosi della Washington University School of Medicine di St. Louis, coordinato dalla dottoressa Allison Ogden (Otorinolaringoiatra e specialista delle apnee notturne).
I risultati emersi dallo studio sono veramente importanti: si è riscontrato che per ben 1 bambino su 5, tra i due ed i sei anni, il russare è causato da un’apnea ostruttiva. La Dottoressa Ogden ha spiegato che questo fenomeno è dovuto al rilassamento dei tessuti della gola, che provocano un momentaneo arresto al passaggio dell’aria, causato dalle tonsille ingrossate o dalle adenoidi ipertrofiche.

Come diagnosticare le apnee?

È molto importante riuscire a diagnosticare i sintomi in un breve lasso di tempo. Questi di solito si manifestano, oltre al russare, con risvegli frequenti ed enuresi durante la notte; durante il giorno, si possono notare episodi di respirazione con la bocca aperta, disturbi comportamentali e cognitivi come distrazione, irritabilità, ansia e aggressività.
Un sonno disturbato inoltre non permette ai neuroni e alle cellule cerebrali un corretto recupero, andando così a compromettere il regolare sviluppo del bambino, perché è proprio la fase del sonno quella che permette l’accrescimento ponderale del piccolo.

Sarà il pediatra di fiducia ad individuare la causa dell’apnea notturna, sottoponendo il bambino ad uno specifico controllo: la polisonnografia. Con questo esame è possibile tracciare le onde tipiche del sonno, i punti in cui si verificano le apnee, e la presenza di una riduzione dell’aria introdotta (ipoapnee), grazie a degli elettrodi che vengono applicati sulla testa. Durante la fase di monitoraggio, grazie a questo tracciato, vengono tenuti sotto osservazione altri parametri, come il movimento del torace e dell’addome, il flusso oronasale e la saturazione di ossigeno nel sangue.

Cosa è emerso dagli ultimi studi

Non essendoci ad oggi terapie farmacologiche adatte a contrastare il fenomeno delle apnee notturne, si consiglia di prendere in considerazione l’intervento chirurgico, se sono interessate le tonsille e le adenoidi, che ha come risultato post-chirurgico una percentuale di successo compresa tra il 75 e l’85%. Il metodo più efficace per contrastare l’apnea notturna è il CPAP (Continous Positive Airway Pressure) che, grazie ad una mascherina, assicura il giusto quantitativo d’aria senza che avvenga nessuna interruzione del flusso.

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